Nuovo Governo, nuove regole per diventare insegnanti…. di nuovo!!!

immagineArticolo2018Il Governo ha inserito nel documento della Legge di Bilancio le nuove misure che riguardano il reclutamento degli insegnanti, cancellando quanto previsto dal Decreto legislativo 59/2017, che di fatto non è mai entrato in vigore, se non per il Concorso straordinario per docenti abilitati avviato nella primavera del 2018 e le cui procedure stanno procedendo a rilento in molte Regioni.

In base alle indiscrezioni e a quanto si legge nei siti dedicati, le norme previste dal Governo sembrano un mix tra il “vecchio” e il “nuovo”.

Si torna, infatti, al vecchio “concorsone abilitante” al quale si accederebbe però non solo come in precedenza con la laurea ma con l’aggiunta dei 24 CFU afferenti a discipline antropo – psico – pedagogiche e metodologie e tecnologie didattiche (https://scuolafuorimercato.org/2017/10/20/24-crediti-per-concorso-docenti-ai-sensi-del-dm-6162017/).

Per i precari storici, ovvero coloro che hanno svolto 36 mesi ed oltre di servizio, solo il 10 % dei posti riservati nell’ambito della medesima procedura concorsuale ordinaria e l’esonero dei 24 CFU.

Ancora una volta le docenti e i docenti di III fascia, coloro che con il loro lavoro precario garantiscono al sistema di istruzione pubblica di funzionare non vengono considerati. A questa categoria, persino il PD aveva garantito un concorso riservato, con una prova scritta in meno e con due anni di percorso FIT, il primo per conseguire l’abilitazione il secondo per svolgere “l’anno di prova”. Certo anche le misure previste dal precedente Governo erano insufficienti, basti pensare al “rimborso” o “borsa di studio” prevista per il primo anno di Fit. Misura irrisoria, soprattutto per quei docenti precari, spesso non giovanissimi, che da anni garantiscono di fatto l’attività didattica per moltissimi studenti e che, per l’ennesima volta, hanno visto prima sminuito il proprio lavoro e che adesso vedono allontanarsi la possibilità di una stabilizzazione.

Sempre in base a quanto previsto dalla legge di bilancio, alcune modifiche riguardano l’«anno di prova», che sarà svolto, come in passato, seguendo un percorso di formazione mentre si lavora, ma la retribuzione sarà da “supplenti”. A conclusione dell’anno di prova si verrà assunti a tempo indeterminato, con l’obbligo di rimanere, con la soppressione degli ambiti, 4 anni in servizio presso la stessa scuola in cui si è svolto l’anno di prova. Inoltre, viene eliminata la possibilità di partecipare al concorso per più classi di insegnamento (ed anche le attività formative per il passaggio di cattedra).

Trarre un bilancio di queste nuove misure è arduo e difficile capire quanto concrete siano le possibilità che una simile riforma passi, senza modifiche sostanziali. Anche perché le indiscrezioni sui contenuti della legge di bilancio appaiono in contrasto con quanto dichiarato, nei mesi scorsi, da numerosi esponenti della maggioranza, in particolare della Lega (come il Senatore Pittoni) che aveva garantito ai precari storici non solo il mantenimento di un percorso riservato ma una stabilizzazione rapida rispetto a quanto previsto dal precedente Governo.

Non è affatto chiaro, inoltre, come una tale riforma andrebbe a combinare con la volontà leghista di “regionalizzare” la funzione docente, che sta emergendo sempre più fortemente nel dibattito politico. Regionalizzazione che, favorita di nuovo dai danni a firma PD della riforma del titolo V della Costituzione, rischierebbe di fatto di destrutturare completamente il sistema pubblico d’istruzione, accentuando in maniera insanabile le differenze già esistenti tra il Nord e il Sud.

Bisogna, inoltre, sottolineare la continuità con cui i Governi che si sono susseguiti negli ultimi anni si siano dedicati ad una riforma del reclutamento senza confrontarsi con le parti coinvolte. Riforme varate e mai entrate in vigore se non per alcuni articoli transitori che hanno determinato la contemporaneità di diverse graduatorie ed un meccanismo di assunzioni farraginoso, oltre ad alimentare ad ogni nuovo concorso contenziosi e ricorsi. L’attuale riforma che ha senza dubbio il merito di aver ridotto gli anni di formazione ha anche il difetto di non fare nessun accenno alla tempistica e di non considerare il lavoro svolto dai precari storici. Gli interrogativi, come le criticità, sono tanti: i “concorsoni” quando partiranno? Con quale modalità? Noi docenti sappiamo benissimo che in alcune regioni per diverse classi di concorso sono presenti ancora le Gae, cui si sono affiancate nel tempo le graduatorie di merito dei concorsi successivi fino all’ultimo del 2018. Alcuni membri del Governo, soprattutto esponenti della Lega, cui di fatto sembra essere toccata nella spartizione della torta la fetta del Miur, parlano di concorsi solo per i posti effettivamente disponibili. Nella realtà questo si tradurrebbe con concorsi nelle Regioni del nord con maggiore disponibilità di posti, da questo punto di vista questa riforma sembra andare di pari passo con il progetto di “regionalizzazione” dell’istruzione, trainato proprio dalla Lega.

Insomma, ancora una volta si cambiano le carte in tavola senza tener conto di chi da precario permette alla scuola di andare avanti e di chi vorrebbe dedicare la propria vita all’insegnamento…in entrambi i casi nessuna certezza con cui dedicarsi ai propri sogni e darsi una prospettiva professionale!

Scuola Fuori Mercato