Salvare la storia, per salvare la scuola…per salvare il futuro!

salviamo_storiaLa storia come disciplina scolastica rientra nella cosiddetta area generale, ovvero l’insieme di quegli insegnamenti che si studiano e si insegnano per l’intero ciclo di studi, dalla primaria alla maturità. In particolar modo, la storia è proprio quella disciplina che dovrebbe servire da raccordo e permettere alle studentesse e agli studenti di sviluppare una visione d’insieme.

Tuttavia, la centralità che questa disciplina dovrebbe avere non ha impedito il continuo taglio delle sue ore di insegnamento, prima ai licei scientifici (Riforma Gelmini) poi negli istituiti professionali (Decreto legislativo 61 del 13 aprile 2017). Ma ahimé, mentre queste riforme venivano realizzate dal centro – destra e dal centro – sinistra, senza essere messe in discussione dal nuovo Governo, poche voci di protesta si sono alzate, soprattutto dal mondo accademico.

Con la riforma della prima prova di maturità, l’abolizione del tema di storia nell’esame di stato, quella denominata “tipologia C”, assume un forte valore simbolico, dato che era l’unica prova esclusivamente dedicata a questa disciplina. Da docenti siamo consapevoli che il “taglio della storia”, si inserisce in contesto di riforme trentennali che sono state dettate sia dal risparmio economico sia dalla retorica pedagogica della famigerata “didattica per competenze”, mantra di derivazione anglosassone che nel nostro Paese appare sempre più orientato a ridurre conoscenze e contenuti.

L’abolizione del tema di storia, in questo contesto non risulta per niente banale, nonostante l’autorevolezza della Commissione di esperti incaricata dal precedente Governo, in cui però non era presente uno storico.

Un po’ scontate, forse anche fuori dalla realtà, sembrano le “motivazioni” a supporto della scelta; ad esempio il fatto che la tipologia del tema di storia venisse scelta dall’1% degli studenti. Tale dato, invece di essere utilizzato come indice di un problema determinato dalla progressiva riduzione delle ore di insegnamento che ha peggiorato la qualità della didattica e quindi dell’apprendimento nella disciplina, è utilizzato in modo paradossale per giustificare un ulteriore taglio.

Stefano Gasparri, presidente degli storici medievalisti, ricorda a tutti ciò che i laureati in Storia sanno benissimo, ovvero che «Spesso sono filosofi e letterati a insegnare storia. Dobbiamo riportare gli storici in cattedra, recuperare il loro ruolo nell’educazione dei più giovani. In una società smemorata come la nostra, priva di ancoraggio col passato, colpire la storia mi sembra un fatto grave».

Da insegnanti di storia, riteniamo che il monte orario della disciplina andrebbe al contrario potenziato, per permettere agli studenti e alle studentesse di confrontarsi in classe su tematiche, soprattutto relative alla storia contemporanea, con cui spesso entrano in contatto solamente attraverso i social o le fiction…che nella maggior parte dei casi si basano su “ricostruzioni storiche” al dir poco fantasiose.

L’esempio dell’eliminazione della prova di storia dimostra la continuità delle politiche in materia di istruzione di questo Governo con i precedenti, in linea con la riduzione oraria dell’insegnamento.

Forse perché, al potere a prescindere dal colore politico, conviene governare un popolo con la memoria corta, o peggio con una visione distorta del passato. Insomma, resta sempre attuale la frase di G. Orwell secondo il quale “per rafforzare le bugie del presente è necessario cancellare la verità del passato”.

Giovanna Caltanissetta docente di italiano e storia in istituti tecnici e professionali

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