Invalsi I grado: esce dalla porta e rientra, peggiorato, dalla finestra!

NO_INVALSI_SFMLa legge delega sulla valutazione, di cui tanto si è parlato nei mesi scorsi tra propaganda governativa e prediche autoritarie sui “bei tempi andati delle bocciature”, ha prodotto il solito “topolino”, se non di peggio. Si veda, nel dettaglio, il Decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62 “Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato.

In questi giorni, in particolare, le scuole sono alle prese con l’organizzazione delle prove invalsi, calendarizzate nel mese di aprile, la partecipazione alle quali è condizione necessaria per essere ammessi all’esame di terza media.
In molti, a dir la verità, avevamo salutato con sollievo l’eliminazione delle prove invalsi dall’esame di licenza media che, negli scorsi anni scolastici, aveva un’incidenza enorme sul voto finale del primo ciclo di studi. Peso tanto più mal digerito da docenti e studenti perché affidato all’aleatorietà dell’elaborazione dei famigerati quizzoni, sottratti del tutto ai docenti e affidati agli “esperti della valutazione” dell’Invalsi.

Da quest’anno, infatti, le prove non concorreranno più alla valutazione finale degli alunni che si baserà esclusivamente sul voto di ammissione e sullo svolgimento delle prove di esame con i loro docenti.

Il sospiro di sollievo, però, si è trasformato presto in preoccupazione e rabbia quando, analizzando concretamente il decreto delega e, ancor di più, le norme per lo svolgimento delle prove Invalsi, è emerso tutto il progetto del governo e non solo lo specchietto per le allodole dell’eliminazione dagli esami.
Ecco quindi tutte le novità del nuovo invalsi: le prove, da quest’anno, riguarderanno tre discipline, con l’aggiunta dell’inglese a quelle già esistenti di italiano e matematica; saranno svolte interamente al computer; non concorreranno alla valutazione finale della licenza media ma…saranno in ogni caso valutate DALL’INVALSI e le scuole, a fine anno, DOVRANNO consegnare agli alunni, unitamente al Diploma e alla valutazione delle competenze, anche la CERTIFICAZIONE dell’Invalsi con la valutazione in decimi delle prove stesse.

Di fatto, quindi, la valutazione delle prove rischia di avere ancora più peso nel proseguimento degli studi delle ragazzi e dei ragazzi, con una certificazione ad hoc, sottratta del tutto ai docenti, che andrà presentata alle scuole superiori. Si introduce, quindi, una dicotomia tra il voto dell’esame di stato, raggiunto in base al percorso scolastico, al dialogo educativo costruito negli anni tra docenti e studenti, alla personalizzazione dei piani didattici ecc. e la valutazione meramente aritmetica del quizzone, fatta al di fuori della scuola dall’Invalsi stesso.
Se a questa “bella” sorpresa aggiungiamo che, in spregio della tanto decantata normativa sui Bisogni Educativi Speciali e sulla personificazione dei piani didattici, gli unici alunni a poter svolgere prove differenziate o ad utilizzare strumenti compensativi e dispensativi saranno quelli con certificazione in base alla L.104 (e conseguente PEI) o alla L.170/2010 (quindi Dsa), il pacchetto è completo.

La Nota Ministeriale n. 2936 del 22 febbraio scorso, infatti, recita: «Si ricorda inoltre che le alunne e gli alunni con bisogni educativi speciali non certificati né ai sensi della Legge n. 104/1992 (alunni con disabilità) né ai sensi della Legge n. 170/2010 (alunni con disturbi specifici di apprendimento), svolgono le prove INVALSI standard al computer senza strumenti compensativi».
Tutti gli alunni per i quali i docenti, in base alle norme sui BES, abbiano approntato Piani didattici personalizzati, dovranno svolgere le medesime prove dei compagni, senza alcun ausilio, e ricevere, quindi, la suddetta certificazione, senza alcuna distinzione tra chi, ad esempio, è in Italia da pochi mesi, chi ha disturbi dell’apprendimento non riconducibili alla L.170 ecc.

L’Invalsi, inoltre, si permette una discriminazione gravissima quando non prevede lo svolgimento di prove computer based differenziate per gli alunni in situazione di disabilità ma l’invio di prove cartacee e non fornirà loro la certificazione delle prove svolte.

Un ragazzo cieco, ad esempio, dovrà svolgere la prova in versione cartacea in Braille e a lui, come a tutti gli alunni con PEI in base alla L.104/92, l’Invalsi non rilascerà la certificazione di competenza prevista per legge.
Infine, per chiudere in bellezza e dimostrare, se ce ne fosse bisogno, la distanza del carrozzone Invalsi dalla realtà della scuola vera e propria, ecco l’ultima novità che ha il sapore della beffa. Tutte le prove saranno “computer based”, quindi da svolgere online. Sarebbe forse stato utile, prima di una simile trovata, che il Miur e l’Invalsi svolgessero quantomeno un monitoraggio sulla dotazione informatica delle nostre scuole. Nulla di tutto ciò, invece. Organizzazione, turni, gestione delle apparecchiature e delle connessioni, sono delegati alle scuole stesse che, in moltissimi casi, dovranno far fronte ad un’organizzazione complicatissima per garantire a tutti gli studenti le medesime opportunità, sequestrando tempo ed energie di tutti docenti che, per gran parte del mese di aprile, dovranno dedicarsi esclusivamente alla “macchina invalsi”.

Flavia D’Angeli, docente di Lettere – Scuola secondaria di I grado