Le folli spese per l’hi-tech dei docenti italiani!

Card docenti: solo il 6,6% è andato alla formazione” così titola un pezzo del Sole 24 Ore del 24/11/2017.
La legge 107 del 13 luglio 2016, meglio nota come Buona scuola”, ha istituito la Carta del docente, una carta elettronica che mette a disposizione 500€ per l’aggiornamento e la formazione, dedicata ai docenti di ruolo delle istituzioni scolastiche statali. I dati riportati nell’articolo, forniti dal Miur, parlano chiaro: il 77,44% della spesa complessiva effettuata dai docenti, per l’anno 2016-17, è stata destinata all’acquisto di “hardware e software”. La rimanente parte è stata impiegata per teatro, cinema, mostre e solo in minima parte per corsi di formazione e aggiornamento (6,6% della spesa complessiva).
I dati parlano chiaro. Ci siamo chiesti quale potrebbe essere il significato di questi dati, e ancora: quali potrebbero essere le motivazioni che hanno spinto così tanti insegnanti a investire il bonus in acquisti tecnologici?
Un’analisi superficiale potrebbe concludere che i docenti italiani siano dei patiti di prodotti hi-tech, degli spregiudicati consumisti divoratori di tablet.
Spendendo qualche minuto per delle considerazioni più approfondite, osservando più da vicino la situazione lavorativa di questa categoria, ci si può rendere conto che la realtà è più complessa di come sembra.
Chi ha detto che comprare un computer, un tablet o un software didattico non sia un aggiornamento professionale con pari dignità rispetto ad un corso?
Nel 2012, sulla scia delle disposizioni volte a limitare l’uso di documentazione cartacea nella Pubblica Amministrazione, il Miur introduce diverse novità come il registro elettronico di classe e personale (oltre a le iscrizioni da effettuare con modalità on-line; la pagella in formato elettronico, che ha la medesima validità legale del documento cartaceo ed è resa disponibile per le famiglie sul web o tramite posta elettronica o altra modalità digitale; comunicazioni per alunni e famiglie, circolari docenti, in formato elettronico).
Purtroppo solo pochissimi istituti forniscono ai propri docenti gli strumenti digitali che sono necessari per assolvere alle incombenze burocratiche e utili per svolgere una didattica più coinvolgente. In molte scuole è ormai consuetudine richiedere l’uso di supporti tecnologici personali dandone per scontato il possesso. Ecco che l’acquisto di tablet e computer diventa imprescindibile. Il possesso di questi strumenti rappresenta inoltre un incentivo per gli insegnati meno giovani ad acquisire una maggiore dimestichezza e padronanza di queste tecnologie.
A questo punto la domanda che ci facciamo è se chi ha scritto l’articolo sia ben informato sulla situazione economica dei docenti italiani.
Sono ben noti i dati relativi alla situazione retributiva emersi dal confronto con i colleghi di altri paesi europei ( http://eurydice.indire.it/il-mestiere-di-insegnare-dati-europei-contesto-italiano-a-confronto/ e ancora http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2017-09-12/italia-ultimi-posti-spesa-istruzione-e-stipendi-insegnanti-110431.shtml?uuid=AEpA2aRC ).
Gli stipendi dei docenti italiani sono tra i più bassi tra i paesi Ocse. Nonostante questo la Buona Scuola rende obbligatoria la formazione in servizio per il personale di ruolo. Non consideriamo per un attimo il proliferare di corsi o master on-line, talvolta di dubbia validità, proposti da innumerevoli enti di formazione e università telematiche, pensati con un budget ad hoc spesso corrispondente al bonus insegnati. I costi relativi ad un master presso una università di tipo tradizionale vanno da un minimo di 1000 euro a salire. (
http://www.scuola24.ilsole24ore.com/art/universita-e-ricerca/2015-09-11/da-mille-60mila-euro-costi-formazione-191943.php?uuid=AC1KHJw&refresh_ce=1 hitech ).
Forse, ma è solo una nostra ipotesi, lo scarso investimento in formazione dipende dal fatto che i docenti non possono permettersi dei corsi di formazione validi.
Probabilmente la Card docenti ha facilitato l’acquisto di strumentazioni indispensabili che gli insegnati italiani, con lo stipendio che si ritrovano bloccato dal 2010 a questa parte, non hanno potuto nel tempo permettersi.
Riteniamo inoltre che la Card docenti dovrebbe essere predisposta per tutti i docenti, anche quelli supplenti con contratto a tempo determinato fino al 30 giugno o al 31 agosto. Anche questi hanno il diritto e il dovere di un aggiornamento professionale. Viene richiesto loro, al pari del personale di ruolo, di espletare le attività legate al registro elettronico con supporti tecnologici personali. Riteniamo questa l’ennesima discriminazione a carico del personale supplente.
In ultimo ci uniamo anche noi al senso di stupore espresso nell’articolo del Sole 24 Ore. Infatti siamo stupiti di un’interpretazione approssimativa e tendenziosa dei dati. Ci asteniamo da commenti relativi all’utilizzo di telefoni cellulari, vetture, pc e rimborsi per trasferte fornite dagli editori ad alcuni giornalisti.

S. I. docente di Scuola Fuori Mercato